Consumatori europei contro Google “per aver spinto utenti verso il suo sistema di sorveglianza”

Un gruppo di diverse associazioni di consumatori europee ha accusato Google di “spingere gli utenti verso il suo sistema di sorveglianza” attraverso il suo sistema di registrazione degli account.

L’indagine della BEUC (Bureau Européen des Unions de Consommateurs), l’organizzazione europea che riunisce queste associazioni, ha pubblicato un comunicato stampa in cui mette in luce le potenziali falle nella gestione della privacy da parte del colosso americano.

L’accusa

La BEUC sostiene che il linguaggio che Google utilizza nel processo di registrazione è “incomprensibile, incompleto e fuorviante”, portando numerosi utenti a scegliere opzioni poco rispettose della loro privacy. Il risultato? “Decine di milioni di europei sono stati messi su una fast-track verso la sorveglianza quando hanno registrato un account Google”.

L’organizzazione dei consumatori sostiene che la registrazione dell’account sia il momento cruciale in cui Google chiede agli utenti di scegliere come funzionerà il loro account. Tuttavia, Google non offre l’opzione di disattivare con un solo clic tutte le impostazioni riguardo la privacy. Al contrario: per disattivare i tracciatori che Google vuole attivare su un nuovo account, sono necessari cinque clic e dieci passaggi. Un percorso troppo lungo che la stragrande maggioranza degli utenti non effettua.

Ursula Pachl, vice direttore generale della BEUC, ha dichiarato: “In sostanza, quando si crea un account Google, si è sottoposti ad una sorveglianza intrinseca e di default. Al contrario, la protezione della privacy dovrebbe essere la scelta di default e più semplice per i consumatori”.

La risposta di Google

Google sostiene che tutte le opzioni per proteggere la privacy sono segnalate e progettate per essere il più chiare e semplici da capire. Il colosso sostiene di averle sviluppate basandosi su diverse ricerche, indicazioni dalle autorità e da diversi test.

Un portavoce ha dichiarato alla BBC: “Le persone dovrebbero essere in grado di capire come i loro dati sono generati dal loro utilizzo dei servizi Internet. Se non sono d’accordo o non lo gradiscono, dovrebbero essere in grado di fare qualcosa al riguardo”.

Nel 2018 alcuni membri della BEUC avevano presentato un reclamo contro Google, sostenendo che il gigante tech aveva infranto il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) attraverso la localizzazione degli utenti. Nel febbraio 2020 sono state avviate le indagini sull’uso e raccolta dei dati di localizzazione ma ad oggi non è ancora arrivata la decisione da parte delle autorità.

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