Il Retail del futuro

I “negozi” così come sono stati pensati e sono stati vissuti, indipendentemente dalla loro dimensione e collocazione fisica, ovvero dal negozietto sotto casa ad una insegna in franchising all’interno di un centro commerciale, ultimamente stanno cercando nuovi significati e nuove funzionalità.
Per capire cosa sta avvenendo è utile lasciarsi condurre dall’origine etimologica delle parole, “retail” deriva dal francese “retailer” ovvero “ritagliare” in piccoli pezzi e questo aiuta a ricordare che la vendita al dettaglio appartiene a quel processo di creazione di valore in cui diversi operatori economici, all’interno di una filiera, collaborano tra loro
per creare prima ed ottenere poi un certo valore: dal produttore, alla logistica, al grossista infine il venditore diretto (in maniera molto semplificata).
Negli ultimi dieci anni il concetto di retail si evoluto in una modalità più digitale, spinto dall’informatizzazione delle informazioni, dal costante cambio di abitudini d’acquisto e dalla crisi dei consumi, cambiamenti accelerati con la comparsa dei Social Network che sono diventati dei media in grado di veicolare le decisioni di acquisto, grazie alle migliaia di recensioni, del contributo degli influencer e della possibilità di confrontare in tempo reale prezzi ed offerte. Ormai ci si aspetta che un locale un negozio abbiano un loro sito o un profilo social da poter consultare per raccogliere informazioni o giudizi in merito.
Quindi le innovazioni digitali portano a cambiamenti sia dal lato fisico, cercando di rendere più efficace ed efficiente la gestione del processo di vendita, ma anche sul lato emozionale: non conta solo cosa si acquista, ma diviene importante l’esperienza d’acquisto che viene condotta.

Le direttrici d’investimento

Dove si stanno indirizzando gli investimenti per la modernizzazione del retail? In queste 4 direzioni:

riprogettazione dei punti vendita = ridisegnati ed integrati con la piattaforma e-commerce

omni-experience = canali media digitali fanno in modo che il contatto con il cliente non
si concluda con l’acquisto nel punto vendita ma prosegua successivamente,

prossimità = gli store di prossimità permettono di assecondare la richiesta di consegna
della merce in tempi rapidi e sostenibili,
revisione organizzativa = l’organizzazione interna cambia in modo da gestire i passaggi
sopra descritti.


Ma tutto ciò sta avvenendo solo perché è arrivato Amazon? No! Si ricordi che la percentuale di acquisti on-line è ancora una piccola percentuale rispetto l’intero mercato, anche se in continua crescita. Ciò che deve fare riflettere non sono solo i dati di Amazon e degli altri marketplace, ma i comportamenti dei consumatori. Si ricordino questi dati italiani:

80 milioni di smartphone
6 ore medie spese on line
1h e 57 m spesi in media sui social
3h e 7 minuti spesi in media su smart TV o piattaforme di streaming
1h in media spesi su piattaforme di streaming musicale
49 m spesi su piattaforme di gaming


Dove trova, un pubblico così iperconnesso, il tempo per fare shopping?
Non c’è bisogno di arrovellarsi per rispondere a questa domanda: il pubblico sta già
ottimizzando il proprio tempo on line. Parte dell’esperienza su internet è indirizzata
propria alla ricerca di quelle informazioni utili per soddisfare i propri desideri e bisogni.
Ma solo per concludere i propri acquisti online? No, i dati parlano chiaro, per il momento
i dati sono significativi ma, per così dire, i supermarket sono ancora pieni. Piano piano si
sta abbattendo quella barriera fisica tra reale e virtuale, non c’è più differenza tra
“Online” e “offline”, esiste un “onlife”, una esistenza ibrida come l’acqua delle
mangrovie: un po’ dolce e un po’ salata.
Alcuni dati per comprendere meglio:

  • 71% degli utilizzatori di smartphone geolocalizzata attività locali (dati insidemarketing)
  • nel 2024 il 78% degli acquisti avverranno in negozio (fonte euromonitor)
  • il 75% degli utenti non trova ciò che cerca (fonte Fortune);
  • il 76% di chi scopre online un business locale, lo visita entro un giorno e il 26% acquista
    (fonte Google)

di Stefano Paganini

studente del master Digital Marketing Specialist

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