La sharing economy

Se qualcuno anni fa, ci avesse prospettato che un giorno avremmo fatto una vacanza soggiornando presso l’abitazione di privati e non presso un albergo tradizionale, oppure che avremo praticato il nostro sport preferito al mare senza appoggiarsi ad un’agenzia viaggi, né ad un tour operator, probabilmente avremmo faticato a crederci!
Eppure, con l’arrivo dei media digitali tutto ciò e molto altro ancora si è reso non solo possibile, ma è diventato addirittura una prassi per tantissimi utenti. La sharing economy è entrata nelle nostre vite, nel nostro quotidiano e oggi ci sono milioni di persone al mondo che usufruiscono dei servizi che mette a disposizione degli utenti.

La sharing economy o ‘’economia collaborativa’’ si propone come un nuovo modello economico e culturale basandosi sull’utilizzo e sullo scambio di beni e servizi piuttosto che sul loro acquisto, quindi sull’accesso piuttosto che sul possesso. La sharing economy è chiamata anche economia di condivisione tra pari (peer-to-peer) oppure tra produttori e consumatori (B2C). I cittadini condividono beni, servizi e informazioni attraverso piattaforme digitali che permettono la gestione on line a livello globale con l’uso delle nuove tecnologie: il digitale ha abilitato e diffuso questo fenomeno, ampliandone la potenzialità e l’accessibilità.
Le piattaforme creano un mercato aperto per l’uso di beni e servizi spesso forniti da privati.
L’espressione ‘’economia collaborativa’’ si riferisce ai modelli di business in cui le varie attività sono facilitate da piattaforme da piattaforme di collaborazione. Queste piattaforme creano un mercato aperto per l’uso temporaneo di beni e/o servizi spesso forniti da privati (peer-to-peer).
L’economia collaborativa coinvolge sia privati che erogano servizi o beni occasionalmente (alla pari) oppure professionisti che erogano i propri servizi professionali. Gli utenti diventano così erogatori di servizi alla ‘’pari’’. Per sharing economy si intendono le attività economiche e sociali che comprendono transazioni online. Si può dire quindi che sharing economy descrive ogni transazione commerciale che avviene in un marketplace online applicata ad un ampio arco di servizi.
I nuovi media digitali disintermediando il mercato mettono gli utenti in contatto tra loro.
I cittadini scelgono la condivisione di beni e servizi per far fronte alla crisi economica usufruendo di beni e servizi basati sul riuso invece dell’acquisto e sull’accesso invece della proprietà. Altri semplicemente perché non sono interessati a compare un determinato bene poiché hanno la possibilità di averlo in ‘’prestito’’ per l’uso specifico da un altro utente.
E mentre il capitalismo consumista si basava sulla soddisfazione dei bisogni attraverso l’acquisto, l’economia della condivisione propone il motto ‘’I need, you have’’ per soddisfare un’esigenza attraverso i beni e le proprietà altrui, riducendo i costi e creando valore economico.

Le ragioni che spingono alla sharing economy


Nonostante un’analisi abbia individuato il fenomeno della sharing economy come un modello alternativo al capitalismo, diversi contributi nella letteratura scientifica hanno dimostrato che le ragioni che spingono gli utenti a voler utilizzare i servizi offerti dalle piattaforme della sharing economy possono essere divergenti.
Le motivazioni possono essere di carattere ‘’estrinseco’’ – economico (possibilità di risparmio rispetto ad una struttura tradizionale, possibilità di guadagno, maggiore qualità) e di carattere pratico (comodità d’uso, unicità del prodotto offerto, volontà di autonomia, possibilità di disfarsi di oggetti inutilizzati, di provare un bene prima di acquistarlo, volontà di autonomia dai canali tradizionali) oppure da motivazioni di carattere ‘’intrinseco’’ – socio/emozionali (divertimento, possibilità di incontrare persone nuove, raccomandazioni di amici, altruismo) e ideologiche (stile di vita, cura ambientale). Alcune indagini di mercato dimostrano che i motivi che maggiormente spingono gli utenti della sharing economy sono di natura economica piuttosto che sentimentale.
Negli Stati Uniti la sharing economy viene presentata come un nuovo modello organizzativo della produzione e del consumo che fa sì che gli imprenditori siano fieri della loro vocazione al profitto.
Tuttavia, le differenze nelle motivazioni dipendono dalla natura delle domande contenute nella ricerca. Per esempio, da un’indagine promossa da Leo Burnett, uno dei maggiori gruppi di pubblicità e comunicazione, alla domanda posta ‘’quali sono le ragioni per condividere’’ è emerso che le motivazioni etiche sono prevalse sulle motivazioni economiche e di praticità.
Risultati analoghi emersero nel 2016 quando Bucher e altri colleghi effettuarono un lavoro scientifico basato su un questionario sottoposto a 500 utenti che rivelò tre diverse motivazioni: economico-monetaria (‘’condivido perché è più economico’’), etico-morale (‘’condivido perché è la cosa giusta da fare’’), socio-edonica (‘’condivido per connettermi con altri’’), dimostrando che la motivazione socio-edonica prevale su quella etico-morale che a sua volta, prevale su quella economico-monetaria.
Al contrario, un’altra ricerca di Vision Critical e Crowl Companies che poneva il quesito quali fossero state le motivazioni per aver ricorso alla sharing economy nell’ultima transazione, la prevalenza delle motivazioni furono di carattere pratico (praticità e convenienza 74%), miglior prezzo (60%) migliore qualità di servizi e/o prodotti (57%) e così via, dando la priorità a motivazioni di carattere economico-monetario.
Una recente indagine nei 28 paesi dell’Unione Europea condotta da Tns per Eurobarometro segnala che alla domanda ‘’quali sono i maggiori benefici della sharing economy’’, gli utilizzatori risposero ‘’accesso più facile’’ (41%), convenienza economica (33%), possibilità di scambio di prodotti e servizi senza pagare in denaro (25%), novità e originalità del servizio (24%).
Della stessa tendenza sono i risultati anche di una ricerca commissionata da Ing nel 2015 per indagare sui motivi che spingono gli utenti alla sharing economy in Europa, alla quale i consumatori elencavano in modo simile tra i vari paesi europei: ‘’risparmio denaro’’ (58%), ‘’fa bene all’ambiente’’ (53%), ‘’è una fonte di guadagno extra’’ (52%), ‘’aiuta a socializzare’’ (47%).

di Melenikli Arsinoi

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