L’origine dello Storytelling

L’origine dello storytelling risale ad oltre 30 mila anni fa e ci riconduce alle pitture rupestri, è infatti già da quel momento che gli uomini avevano sentito la necessità di raccontare e condividere con gli altri la propria identità e le proprie avventure, lasciando una traccia scritta e trasmissibile di informazioni.

Questo fenomeno ha alle spalle migliaia di anni di condivisione di storie in cui gli uomini si sono evoluti sia nel modo di comunicare sia negli strumenti di utilizzo.

Stando ai dati espressi da infografiche appartenenti ad alcune tra le agenzie di comunicazione più rinomate, è possibile osservare come il percorso dello storytelling si sia evoluto notevolmente nel corso degli anni, subendo un’enorme trasformazione avvenuta in modo molto rapido sia nel campo del marketing sia in quello della comunicazione.

Arriviamo al ventesimo secolo, due americani; Joe Lambert e Dana Atchley fondano il Center of Digital Storytelling (CDS) in California, un sistema interattivo multimediale all’interno di una performance teatrale, che mostrava attraverso un grande schermo, immagini e filmati che raffiguravano storie di vita.

Oggi, il CDS è un centro di formazione internazionale no-profit, conosciuto anche per essere l’istituzione più importante nella pratica dello storytelling.

Si occupa dello sviluppo di progetti e organizzazione di ricerca dedicata ad assistere le persone nell’uso del digitale al fine di creare “digital stories”, includendo insegnanti, studenti, media professionals e altre persone interessate nel racconto di storie. Il focus principale è quello di offrire un’ampia formazione agli individui per l’approccio ai nuovi media.

Attraverso svariati studi, i due americani hanno individuato i sette elementi che si trovano alla base del digital storytelling e sono i seguenti:

1. Il punto di vista: individuare il fulcro principale della storia e la prospettiva dell’autore, è inoltre necessario che le storie raccontate siano veritiere e personali

2. La “dramatic question”: si tratta di una o più domande chiave poste all’inizio del racconto che vedranno una risposta solo alla fine dello stesso e manterranno l’attenzione dello spettatore sempre attiva

3. Contenuti emotivi: come già si evince dai due punti precedenti, raggiungere un maggiore coinvolgimento da parte del pubblico sarà fondamentale per fare in modo che egli si senta collegato alla storia stessa

4. L’uso della voce: fa sì che il racconto diventi ancora più personale e coinvolgente e aiuta lo spettatore a comprendere meglio il contesto

5. La colonna sonora: il solo uso di immagini e video è limitante se si vuole colpire emotivamente il lettore, l’inserimento di un sottofondo musicale supporterà la storia anticipandone gli avvenimenti

6. Economia della narrazione: è importante utilizzare solo gli elementi essenziali al fine di non “sovraccaricare” la narrazione

7. Ritmo: la storia ha bisogno di avere una certa “vitalità” e di mantenerla per tutta la durata della stessa.

Con questo studio hanno dimostrato come gli esseri umani abbiano bisogno di esprimersi, e come tendano a farlo attraverso le storie, i racconti, oggi i media digitali fanno sì che tutto questo avvenga in modo molto più facile e immediato attraverso cui, chiunque possieda competenze informatiche possa farlo.

Secondo Lambert, la narrazione digitale dà voce alle persone attraverso l’uso di strumenti informatici e, secondo Daniel Meadows (uno dei fondatori del movimento di storytelling digitale): “Le storie digitali sono racconti brevi, personali, multimediali, raccontati dal cuore. Chiunque può crearli e pubblicarli su schermi ovunque.”

Di Benedetta Brigati

studentessa del Master Digital Marketing Specialist

L'INNOVATIVA ED EFFICACE METODOLOGIA DIDATTICA DELLA DIGITAL SCHOOL DI ECAMPUS PREVEDE

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